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Aria Fresca (Bergamofilmmeeting.it)

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ARIA FRESCA: Il NUOVO CINEMA UNGHERESE

Guardando alle produzioni e agli autori emersi in questi ultimi anni, si può parlare tranquillamente di una nuova onda del cinema ungherese. Sebbene il cinema magiaro non abbia mai attraversato periodi di decadenza, è vero che una nuova generazione di registi si va affermando, con evidenza e personalità, portando con sé nuovi stili e nuove forme, raccontando storie e situazioni dell’oggi, con tocco e maestria d’autore. All’edizione 2010 del Magyar Filmszemle, il festival nazionale ungherese che comprende anche sezioni dedicate ai corti e ai documentari, cinque lungometraggi di finzione in concorso su sedici erano opere prime, sette portavano la firma di autori nati dopo il 1970. È l’affermarsi di una generazione nuova, in cui spiccano i nomi di György Pálfi (1974), Aaron Matyassy (1978), Szabolcs Hajdu (1972), ma dove si contano molti altri giovani alla loro opera prima o seconda, che si stanno facendo largo nei festival internazionali di tutto il mondo. Per non parlare di Csaba Bollok la cui carriera, pur essendo nato negli anni ‘60, ha preso l’avvio insieme a quella dei suoi colleghi più giovani.
Si può dire che il cinema dei giovani nasca, innanzitutto e non senza ambivalenze, dal rapporto con un cospicuo passato. Mundruczo, ad esempio, è in qualche modo legato a Jancso, di cui ha interpretato l’ultimo film, Oda az igazsag (Tanto per giustizia, 2010), e del quale recupera e reinventa le magniloquenze stilistiche in Delta (2007); Palfi sembra avvicinarsi all’ariosa libertà della narrazione di Gyorgy Szomjas, mentre Flieghauf, riconosce i suoi debiti nei confronti di Béla Tarr. Allo stesso modo, Aron Matyassy in Utolso idok (Tempi perduti, 2009) ha forse tenuto conto della lezione di Péter Gothar, soprattutto quello di Paszport (Passaporto, 2000) e Agnes Kocsis in Friss levego (Aria fresca, 2006) sembra memore del magnifico corto di Polanski, Gdy spadaja z nieba anioly (La caduta degli angeli, 1959).
La tradizione, dunque, ma anche la ricerca. L'Universitá d'Arte di Teatro e di Cinema (Színház- és Filmművészeti Egyetem) continua a formare e irrobustire nuove leve, garantendo quel plafond di professionalità sul quale innestare l’inventiva dei singoli, che poi trova la complicità di una legislazione che dopo il 1989 ha intelligentemente rivisitato un sistema di intervento pubblico, affidandone il controllo in buona parte ai cineasti stessi.
Difficile stabilire un’identità complessiva del movimento, azzardare costanti e linee guida, ma è pur vero che nel panorama complesso dei “nuovi autori” persiste uno slancio irrequieto verso la sperimentazione. Il nuovo cinema ungherese infatti non rinuncia al rischio, sia con le situazioni che rappresenta e che riguardano il più delle volte personaggi “ai limiti”, molto vivaci sul piano umano, portatori di forti conflittualità, sia con una messa in scena capace di portare elementi di provocazione e creatività.
La rassegna è realizzata in collaborazione con Magyar Filmunió di Budapest.

http://www.bergamofilmmeeting.it/multimedia/cartella_stampa_2010_pdf.pdf